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La sfida digitale nel credito

Le trasformazioni digitali stanno cambiando notevolmente l’offerta di prodotti e servizi, soprattutto nell’ambito della finanza. I cambiamenti più evidenti si registrano nel collocamento globale dei titoli, in quanto si stima che la loro percentuale di compravendita automatica superi quella compiuta dall’uomo. Un altro caso è quello di alcune piattaforme digitali per prestiti in cui spetta sostanzialmente all’ intelligenza artificiale  decidere se accordare o meno un finanziamento e determinarne i tassi di rimborso. I software, inoltre, stanno diventando sempre più sofisticati e capaci di relazionarsi con gli utenti/clienti di cui ne comprendono il linguaggio verbale. Da quanto detto si può intuire quale potrà essere in futuro l’impatto dell’intelligenza artificiale sul mercato finanziario. Per questo è stato promosso un convegno dal titolo: “Il ruolo della banca del territorio a supporto dell’economia reale. La sfida digitale”. Esso è stato organizzato dalla Federazione Italiana Reti dei Servizi del Terziario (FIRST) della CISL di Latina con i patrocini della Regione Lazio, Confcommercio e Confartigianato di Latina, sezioni FIDAPA BPW- ITALY del basso Lazio,  Banca Popolare del Lazio, Banca Popolare del Frusinate, Banca Popolare del Cassinate, Banca Popolare di Fondi. L’evento si è tenuto nell’auditorium recentemente inaugurato dell’ultimo istituto di credito citato. Tra i qualificati relatori si ricordano il Presidente della Commissione problemi economici e monetari del Parlamento Europeo Roberto Gualtieri ed il Segretario Generale dell’Associazione Nazionale fra le Banche Popolari Giuseppe De Lucia Lumeno, oltre a rappresentanti istituzionali della Presidenza del Consiglio dei Ministri, degli Enti pubblici, delle Associazioni e degli istituti di credito patrocinanti. In platea sono stati presenti rappresentanti istituzionali del comprensorio e di alcune associazioni imprenditoriali di categoria tra cui il Gruppo Terziario Donna delle province di Latina e Frosinone. Dagli interventi dei relatori è derivato un quadro complesso degli scenari che si prospettano con l’innovazione. Essa consente di ridurre i costi, velocizzare i tempi di elaborazione dei dati, evitare la routine delle attività con un minore valore aggiunto, fornire informazioni più dettagliate, veloci ed aggiornate per la formulazione delle strategie bancarie. Nello stesso tempo l’uso dei software pone una serie di problemi tra cui quello dell’ occupazione. Esso è composito in quanto la digitalizzazione sta determinando la perdita di posti di lavoro in alcuni settori e la richiesta di impieghi in altri. La somma non è in pareggio poiché si dovrebbe tener conto anche di tutti i comparti delle filiere produttive, comprese quelle legate alla finanza, e della velocità con cui si sta attuando questa trasformazione tecnologica. La sfida digitale, inoltre, dovrebbe inserirsi all’interno del processo di ristrutturazione del sistema bancario in atto già da tempo. Una possibile soluzione alle precedenti considerazioni può essere sintetizzata in un antico proverbio cinese: quando soffia forte il vento del cambiamento vi è chi costruisce muri e chi mulini a vento. Per erigere i secondi la testata d’angolo dovrebbe essere il principale asset della banca: il cliente. Questo significa non intraprendere ad esempio battaglie di salvaguardia che cerchino di impedire il suo passaggio alla concorrenza, ma elaborare modelli di servizio che possano adeguarsi alle sue nuove esigenze che non sono più esclusivamente quelle tradizionali. In questa linea l’innovazione tecnologica può rappresentare un elemento per stabilire un differente patto di fiducia tra banche e clienti. Un esempio potrebbe essere quello del web che svolge le funzioni più semplici mentre il bancario  dialoga con l’utente su questioni complesse, fornisce consulenze su gare d’appalto, funge da tramite tra imprese e clienti. Nel quadro delineato alcuni dei fattori di maggiore successo delle banche popolari sono la relazione con le proprie comunità, la conoscenza diretta del territorio su cui investono anche i ritorni economici, un forte impegno di responsabilità sociale d’impresa verso la collettività di riferimento. A ben guardare sono tutti rilevanti elementi di attenzione all’economia reale. Accanto a questi fattori si potrebbe accrescere la produzione del valore puntando sulla semplificazione ed efficacia dei servizi. Entrambe si potrebbero realizzare con  una maggiore segmentazione dell’offerta degli istituti di credito,  un’accurata profilazione dei clienti con relativa personalizzazione dei prodotti bancari. In base alle affermazioni precedenti si può affermare come la sfida che l’intelligenza artificiale sta lanciando è soprattutto sul piano dell’attività intellettuale. Per questo una delle soluzioni possibili è in una formazione che consenta al capitale umano di acquisire competenze più sofisticate per poter seguire con maggiore cura ed attenzione le esigenze del cliente anche da remoto. Modificando i canali comunicativi l’istituto di credito dimostrerebbe anche un cambiamento di cultura e potrebbe accrescere la sua reputazione tramite un’immagine digitale positiva. Una considerazione che la FIDAPA aggiunge in riferimento alla sfida digitale verso le banche dei territori è che i fattori determinanti per superare un periodo di crisi non sono solo i livelli della crescita dei risparmi, degli investimenti. L’ Associazione sostiene anche un’altra variabile di cui si parla poco ma che può favorire lo sviluppo economico: “lo spread della positività”. Questo differenziale psicologico è caratteristico di un particolare tipo di intelligenza denominata “valorizzativa”. Essa produce benefici effetti sui singoli e sulle organizzazioni imprenditoriali in quanto favorisce la ricerca di nuovi prodotti e mercati che a sua volta genera vantaggi competitivi. Da questo tipo di intelligenza deriva anche una maggiore capacità nel gestire l’incertezza ed i rischi connessi ad essa, consentendo di superare una situazione difficile attraverso l’elaborazione di risposte creative ed innovative. Un altro riflesso importante è l’essere in grado di anticipare il futuro dal presente, indirizzando le potenzialità attuali verso un avvenire positivo in tempi più rapidi e con un’ efficienza più alta rispetto a quella dei competitori. Questo tipo di intelligenza dovrebbe essere anche alla base di una corretta comprensione della “disruption”  digitale nell’offerta di servizi e prodotti ed in particolare di quelli relativi alla finanza. In questa linea il termine inglese non si dovrebbe quindi tradurre con “rottura” bensì con il senso più vero e profondo, cioè quello di creazione di qualcosa di nuovo e di diverso.

 

Dott.ssa Fiorella Ialongo

Docente al Master in “Linguaggi del turismo e comunicazione interculturale” dell’Università Roma Tre

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