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Internet e lavoro via web, la Svizzera segna la strada

In Svizzera sono già 120 mila gli occupati che svolgono più del 50 per cento della loro attività collegati al computer fuori dall’azienda, mentre in Italia l’home working, al pari di altre attività legate ad Internet, fatica ancora a diffondersi. Non a caso il Paese è nelle retrovie negli indici di valutazione della tecnologia nei vari aspetti della vita quotidiana.

Internet nel mondo. In tutto il mondo si calcola che ci siano oltre tre miliardi e mezzo di persone che dispongono di un collegamento a Internet, ovvero il 40 per cento della popolazione totale. La diffusione territoriale dell’impiego questa infrastruttura è ovviamente molto differenziata, e a livello mondiale si stima che la Germania si avvicini al 90 per cento di abitanti che si connettono ogni giorno alla Rete, mentre in Cina ci si ferma al 52 per cento e in India a poca distanza dal 35 per cento.

Italia al rallentatore. L’Italia è nelle retrovie a livello europeo, visto che nel nostro Paese risultano quotidianamente connessi al Web solo il 65 per cento degli abitanti, percentuale distante da quella della Francia, che si ferma intorno all’85 per cento, e soprattutto a quella della Svizzera, dove invece si tocca l’87 per cento, per restare nell’alveo dei nostri confinanti.

In Europa si naviga veloce. Notevoli le differenze anche per quanto le velocità delle connessioni: in questo caso, è il tradizionale report di Akamai a fare il punto sul settore, mettendo in evidenza le perfomance migliori dal punto di vista continentale. E così, scopriamo che a livello generale in Europa le velocità medie di connessione sono aumentate in maniera costante nel corso del 2016, con la velocità di connessione pari almeno a 10 Mbps che ormai è raggiunta da ventisette dei trentuno Paesi inclusi nello studio. Tra quelli che non arrivano al target c’è, purtroppo, l’Italia.

La banda larga nel Vecchio Continente. Il nostro Paese, infatti, tocca soltanto una velocità media di connessione di 8,7 Mbps, posizionandosi terzultima a livello continentale. Ancora una volta, i nostri vicini fanno molto meglio, a cominciare da una Svizzera che vanta l’incremento migliore su base annuale per l’adozione della banda larga a 25 Mbps, raggiungendo il sesto posto mondiale in questa graduatoria grazie a una diffusione per la Rete veloce che supera il 70 per cento, mentre in Italia fatica ad affermarsi ancora la connessione veloce (solo il 78 per cento degli accessi tricolore sono sopra i 4 Mbps).

Un limite culturale? Il ritardo italiano è anche di tipo culturale e di approccio alle nuove tecnologie, e per comprenderlo bisogna comparare i dati dello shopping online, la modalità di acquisto che si sta lentamente diffondendo anche nel nostro Paese. Con una popolazione di circa 60 milioni di persone, le spese sul Web in Italia generano un fatturato di “appena” 31 miliardi di euro; in Svizzera, invece, a fronte di una popolazione di 8,287 milioni di persone il commercio digitale ha un volume d’affari di 11,1 miliardi di franchi, più di 10 miliardi di euro.

La Svizzera dà lezioni. Ovvero, un Paese con un sesto della popolazione dello Stivale compra online a un ritmo doppio rispetto al nostro; come sottolineano gli esperti di gsite.ch, importante agenzia comunicazione di Lugano, tra le ragioni di questo successo degli acquisti online in Svizzera c’è un insieme di fattori anche “pratici”, come impegni ricorrenti, appuntamenti e scadenze. Il Web, in questo senso, semplifica l’esperienza e le operazioni per gli utenti, una “lezione” che però da noi sembra non attecchire ancora del tutto.

Effetti sul lavoro. Le potenzialità della Rete non si fermano al solo commercio digitale: anche nell’home working abbiamo da imparare dai nostri confinanti, visto che nel Paese alpino si contano già oltre 120 mila occupati che svolgono più della metà della propria attività senza essere fisicamente presenti in aziende, grazie all’uso di dispositivi connessi. La competitività e lo sviluppo passano anche da queste strade “virtuali”.

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