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“Il sorriso dei Khmer rouge”: giallo sulla Cambogia di Pol Pot

di Fiorella Ialongo

Il 17 aprile 1975 è una data che non tutti conoscono. Eppure essa segnò l’inizio di una delle pagine più oscure del ‘900, ovvero l’avvio del genocidio dei cambogiani ad opera dei guerriglieri Khmer rossi comandati dal dittatore Pol Pot. Egli, anni addietro era riuscito a porsi alla guida del Partito comunista cambogiano con cui aveva avviato una guerra vittoriosa contro la monarchia al governo del Paese. Successivamente alla conquista del potere politico Pol Pot aveva intrapreso anche una campagna economica ed ideologica in Cambogia. Il fine era quello di rendere la Nazione autosufficiente da un punto di vista alimentare ed indipendente da influssi occidentali. Per raggiungere tale obiettivo il dittatore adottò le “pulizie” di massa contro gli oppositori o presunti tali, tipiche dei despoti, e un’applicazione radicale di alcuni postulati dell’ideologia comunista. Dopo molti anni la Cambogia è recentemente riuscita a liberarsi del pesante giogo di regimi dittatoriali, di numerosi colpi di Stato e stabilizzarsi politicamente. Inoltre, grazie anche al suo ingresso nel gruppo dei Paesi che fanno parte del blocco regionale dell’ASEAN, sta registrando performance positive da un punto di vista economico. Questo è il contesto in cui si inserisce il libro “Il sorriso dei Khmer rouge”, scritto dal Prof. Romeo Orlandi, docente sull’economia dell’Asia Orientale all’Università di Bologna e in diversi Master post-universitari. Egli conosce molto bene la realtà cambogiana in quanto è anche vice Presidente dell’Associazione Italia-ASEAN ed in tale qualità ha scritto numerosi saggi e libri sul citato consesso. Tra queste opere si ricorda “L’ASEAN per il sistema Italia” in cui è stato coautore ed editore e che  è stato autorevolmente presentato dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella nella sede dell’ASEAN nel corso di un suo viaggio a Giakarta.  Il Prof. Orlandi non ha elaboratp “Il sorriso dei Khmer rouge” nelle sue qualità di economista e sinologo, ma si è sperimentato come fine saggista per cercare di rendere meglio le atmosfere, le ambientazioni ed anche le contraddizioni di una pagina della storia cambogiana che, per molti aspetti, non è stata ancora chiarita. La narrazione si tinge di giallo e si dipana in modo scorrevole, coinvolgente, sottolineando i contrasti e le ambivalenze nelle tensioni ideologiche dell’epoca. Queste ultime, possono offrire uno sguardo di riflessione per il lettore contemporaneo e fornirgli anche un’occasione di conoscenza di realtà che, per alcuni aspetti, solo apparentemente sono lontane da noi.

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